Risarcimento del danno da responsabilità professionale medica e della struttura sanitaria

Si parla di responsabilità professionale medica per malasanità, quando una lesione all’integrità psico-fisica è attribuibile all’operato di un medico o di una struttura sanitaria per un intervento chirurgico o prestazione medica.

La responsabilità medica in ambito civile, è la conseguenza giuridica di un comportamento illecito tenuto dal sanitario, la quale si ravvisa ove sia evidente un nesso causale tra la causa e l’evento. Pertanto il tipico rimedio della comprovata responsabilità civile del medico è dunque il risarcimento del danno, a seconda se siamo in ambito di responsabilità contrattuale, responsabilità extracontrattuale o responsabilità da contatto sociale.

L’inquadramento giuridico della responsabilità medica è stato comunque definito di natura contrattuale, sia della struttura sanitaria pubblica o privata che sia, ma anche del medico che materialmente ha eseguito la prestazione, con conseguenti termini di prescrizione dell’azione di 10 anni, oggi comunque oggetto di revisione e proposte di ridurre gli stessi a 5 anni.

Inoltre, in materia di onere probatorio della responsabilità medica la quale da diritto ad un giusto risarcimento del danno, il paziente deve “produrre allegazioni” riguardanti l’inadempimento sanitario il quale deve essere  quantificato ed astrattamente valido ai fini della produzione di un danno, restando a carico del medico o della struttura sanitaria la prova di aver fatto tutto il possibile ad evitarlo, la diligenza tenuta di un professionista medio e che l’inesatto adempimento è dovuto ad una causa a lui non imputabile ed imprevedibile. Ma si segnala che ad oggi è in fase di revisione anche tale questione con conseguente l’inversione dell’onere probatorio. Infatti tale inversione è dovuta, a seguito del parlare troppo spesso di malasanità, la quale ha orientato i medici e le strutture sanitarie a tutelarsi eseguendo spesso moltissimi esami clinici inutili, prima di formulare una diagnosi con un dispendio economico elevato per il servizio sanitario Nazionale e spesso non necessario. Inoltre, la paura di incorrere in una responsabilità medica professionale ha portato i sanitari, in casi estremi ovviamente, a rifiutarsi di eseguire delle prestazioni al limite della riuscita in danno al paziente stesso.

Di contro, sono stati effettuati non pochi trattamenti sanitari con leggerezza o diagnosi superficiali, le quali hanno rovinato ed in alcuni casi distrutto la vita a intere famiglie, per la quale responsabilità  vi sono apposite previsioni sanzionatorie e risarcitorie, per le quali poiché si configuri la responsabilità professionale medica, è necessario che il danno sia configurato come conseguenza immediata e diretta del comportamento negligente del medico o della struttura sanitaria e che quindi emerga chiaramente, il cosiddetto nesso di causalità tra la causa ed il danno subito.

Pertanto, occorrerà valutare tutti gli elementi della fattispecie al fine di stabilire se obiettivamente e concretamente idoneo a produrre l’evento lesivo, non necessitando di una certezza scientifica, ma un serio e ragionevole criterio di probabilità scientifica, in cui le condizioni già aggravate di un paziente, giocano il ruolo di giustificare soltanto la riduzione del risarcimento del danno.

Invece, il medico o la struttura ospedaliera “accusata” di presunta responsabilità medica professionale oltre a dover provare la propria mancanza di colpa, ovvero della dovuta diligenza nell’adempimento della prestazione, anche il cosiddetto “caso fortuito” come impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile. Onere quest’ultimo, davvero difficile a tutto vantaggio del danneggiato.

Ancora, occorre ricordare che il “consenso informato” sottoscritto dal paziente costituisce di norma, legittimazione ad eseguire un trattamento sanitario su di un paziente, tranne ovviamente alcuni casi previsti dalla legge in cui è obbligatorio oppure ricorre uno stato di imminente necessità, senza il quale consenso il medico incorre in un illecito con conseguente danno risarcibile.

Quanto al risarcimento del danno per malasanità, il paziente avrà diritto a quello da danno “non patrimoniale” e “patrimoniale” qualora provata la conseguenza diretta del “danno emergente” e del “lucro cessante” (mancato guadagno) oltre alla perdita della “capacità lavorativa specifica” in caso di dimostrabile, riduzione delle capacità produttiva di reddito o perdita dello stesso a seguito del danno.

Pertanto, preliminarmente alla richiesta di risarcimento del danno per malasanità, occorre esaminare ogni singola questione sotto il profilo contrattuale e medico legale, al fine di valutare la concreta percentuale riuscita nell’obiettivo evitando spese per perizie mediche e giudizi inutili, al paziente o alla famiglia del danneggiato.

Invece, molto spesso si fa riferimento a delle società di infortunistica le quali per ogni paziente non contento della prestazione ricevuta, fanno riferimento alla malasanità senza avere nello specifico alcuna competenza in materia. Mentre, è doverosamente necessario ripetere di valutare accuratamente ogni singolo trattamento sanitario, sia in merito alla correttezza dello stesso, alla eventuale strategia procedurale da seguire al fine di ottenere il giusto risarcimento del danno, per responsabilità medica, della struttura ospedaliera e del sanitario.

Per quanto sopra, lo studio Legale Menghetti & Partners, offre una specifica assistenza in materia di responsabilità medica non solo a Roma ma in tutta Italia avvalendosi della pluriennale esperienza dei suoi membri e dei propri consulenti medi di riferimento, valutando accuratamente la questione al fine di prospettare al cliente la migliore azione da intraprendere nell’esclusivo interesse della persona o famiglia offesa.