Gli accertamenti fiscali nei confronti dei circoli culturali

Studio Legale Menghetti Partners - Gli accertamenti fiscali nei circoli culturali

Gli accertamenti fiscali nei confronti dei circoli culturali, rispetto a quanto accadeva negli anni scorsi, sono sempre più frequenti e più scrupolosi.

L’intensificarsi delle ispezioni è da addebitarsi soprattutto al tentativo da parte delle Agenzie delle Entrate e degli altri enti con funzione di controllo di individuare tutte quelle organizzazioni che abusano del regime agevolato delle forme associative no profit, ma che sono a tutti gli effetti attività commerciali.

Gli accertamenti fiscali sono diretti a eseguire verifiche e riscontri sulla corretta osservanza degli obblighi contabili e sulla reale esistenza dei requisiti necessari per usufruire delle agevolazioni fiscali.

I circoli culturali, così come tutte le associazioni non riconosciute, grazie alla funzione sociale che svolgono, godono di benefici di natura fiscale sia per ciò che attiene all’attività primaria del circolo, sia per quanto riguarda le eventuali attività secondarie, realizzate al fine di finanziare quella principale.

Cosicché, il reddito complessivo degli enti non commerciali, soggetto ad accertamento fiscale, è costituito dalla somma dei redditi delle seguenti categorie:

  • redditi fondiari (immobili e terreni)
  • redditi di capitale (entrate finanziarie, partecipazioni, ecc.)
  • redditi di impresa (produzione di beni e servizi, commercio, ecc.)
  • redditi diversi (tipologia restante dove sono collocate ad esempio: le plusvalenze, le vincite, ecc.)

Riportiamo come esempio di approfondimento, il caso di accertamenti fiscali nei confronti di un circolo culturale. L’Agenzia delle Entrate ha controllato il contribuente, gestore dell’attività, per più anni di imposta, inviando diversi avvisi di accertamento, che riqualificavano il reddito prodotto quale reddito d’impresa.

Nello specifico, l’Agenzia delle Entrate, che aveva rilevato lo svolgimento congiunto dell’attività di somministrazione di bevande e l’attività di intrattenimento con ragazze, aveva riscontrato il conseguimento di entrate finanziarie in misura superiori rispetto ai costi sostenuti per l’effettuazione degli stessi servizi.

La Commissione Tributaria sottolinea che, ai fini dell’inquadramento come reddito d’impresa dell’utile conseguito, non ha rilevanza il fatto che gli incassi siano stati versati sul conto del legale rappresentante pro tempore e/o che non siano stati instaurati rapporti di lavoro subordinato.

Il lavoro della Commissione si conclude, inoltre, confermando che è legittimo un avviso di accertamento fiscale, che inquadri i redditi accertati nella categoria dei redditi d’impresa di cui all’art. 148, comma 3, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, notificato nei confronti di un circolo culturale che provveda alla somministrazione di bevande e, congiuntamente, alla prestazione di servizi di intrattenimento, accompagnamento e di compagnia da parte di ragazze nei confronti degli avventori. Questo perché i clienti risultano obbligati a consumare e pagare bevande, che generano un’eccedenza rispetto ai servizi prestati.

Pertanto, in tema di accertamenti fiscali ai circoli culturali, la Sentenza n. 242 del 28 ottobre 2013 (ud. del 8 ottobre 2013) della CTR Lombardia, Sez. LXIII, Pres. Fondrieschi Fausto Rel. Zangrossi Lineo ha stabilito che è legittima la determinazione del reddito d’impresa in capo a un circolo culturale, quando, contemporaneamente, si assiste alla somministrazione di bevande e alla prestazione di servizi di intrattenimento con ragazze.