Dalla Riforma Fallimentare sparisce il fallimento

Studio Legale Menghetti Partners - Riforma Fallimentare

La Legge Delega n. 155 del 14 novembre 2017 che dà mandato al Governo per la predisposizione della riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza decadrà fra poco meno di un mese, quindi non resta molto tempo all’Esecutivo per ultimare e approvare la Riforma del fallimento e il nuovo codice della crisi.

Salvo imprevisti dell’ultimo momento, il nuovo testo del decreto attuativo messo appunto dall’ufficio legislativo del Ministro della Giustizia e al momento in attesa di convalida da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dello Sviluppo Economico, passerà all’esame e all’approvazione del Consiglio dei ministri.

La Riforma Fallimentare porta con sé alcune significative novità che andranno a sostituire la disciplina in materia di:

  • fallimento e altre procedure concorsuali,
  • sovraindebitamento del debitore civile.

 

LE PRINCIPALI NOVITÀ DELLA RIFORMA FALLIMENTARE

Il testo della Riforma Fallimentare si compone di 390 articoli, organizzati in quattro sezioni:

  • Codice della Crisi e dell’Insolvenza,
  • modifiche al Codice Civile,
  • garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire,
  • disposizioni finali e transitorie.

La Riforma parte da un significativo cambio terminologico. Si accantona definitivamente l’espressione lessicale “fallimento” in favore del termine “liquidazione giudiziale. Alla base di questo cambio c’è la volontà di eliminare quel pregiudizio negativo e quasi spregiativo della parola “fallimento”. Una sfumatura interpretativa che ci avvicina alle posizioni in materia degli ordinamenti europei di civil law, tra cui Germania, Spagna e Francia.

La Riforma Fallimentare prevede l’introduzione di una fase preventiva e stragiudiziale, affidata a un organismo pubblico, pensata per sostenere l’impresa nel processo di emersione della crisi. Le nuove procedure di allerta e di composizione assistita della crisi hanno il compito di concretizzare una risoluzione anticipata della crisi, attraverso accordi privatistici tra debitore e creditori, al fine di garantire il proseguimento delle attività aziendali.

Cambiamenti significativi sono previsti anche per l’istituto del concordato preventivo, limitandone il ricorso all’ipotesi del c.d. concordato in continuità, ossia a quelle situazioni di crisi reversibili che tendono al proseguimento dell’attività piuttosto che alla liquidazione dell’azienda.

Altra novità prevista è l’accesso facilitato al credito, attraverso forme di garanzia che non implicano la perdita del possesso del bene, quanto piuttosto rappresentano un sostegno alle medie e piccole imprese.

La Riforma Fallimentare apporta modifiche anche in materia di esdebitazione, ossia all’istituto che prevede il condono di debiti non onorati in presenza di determinati requisiti. Le modifiche riguardano, nello specifico, i soggetti debitori che possono richiederla, rappresentati finora solo dalle persone fisiche. Con l’introduzione dell’art. 8 della riforma, a richiedere l’esdebitazione potranno essere anche le società di capitali sottoposte alla procedura di liquidazione giudiziale. Inoltre, il debitore sottoposto alla liquidazione giudiziale potrà chiedere l’esdebitazione mentre è ancora in corso la procedura, purché siano trascorsi 3 anni dall’apertura della procedura fallimentare.

 

OBIETTIVI DELLA RIFORMA FALLIMENTARE

Le modifiche che apporterà la nuova Riforma Fallimentare in materia di gestione dell’indebitamento, dell’insolvenza e del fallimento delle aziende saranno, dunque, radicali ma non dirompenti. Infatti, il tentativo è quello di adeguare le norme all’attuale ciclo di vita delle imprese, cercando di intervenire nelle crisi aziendali nel momento in cui è ancora pensabile un recupero

Agire per evitare che si arrivi alle procedure di liquidazione significa anche lavorare per il mantenimento di posti di lavoro e per un continuo sviluppo dell’economia imprenditoriale italiana.